Il disturbo ossessivo compulsivo, ormai conosciuto con l’acronimo DOC, è un tipo di disturbo, la cui diffusione è stata, nei decenni scorsi, relativamente sottostimata.
In effetti i primi a sottostimarla sono proprio i pazienti che ne soffrono, che spesso, vivono il proprio disagio come esclusivo e non condivisibile con altri per il timore di essere perlomeno fraintesi.

D.O.C.

Invece il DOC è uno dei disagi psichici codificati piu’ frequenti, anche se solo da poco tempo la psicoterapia ha fornito strumenti efficaci in grado di spiegare in maniera semplice ed esauriente il problema, e fornire strumenti per cercare di ovviarne le sofferenze che ne derivano.

In linea riassuntiva si può dire che le persone che soffrono di DOC temomo le “ossessioni” la cui comparsa è vissuta come intrusiva e non voluta e il cui contenuto, riconducibile a motivi di intenso timore spinge alla necessità, vissuta come improrogabile, di compulsioni.

Le compulsioni si possono intendere come atti ripetiivi e volontari, che sono ritenuti idonei a neutralizzare o prevenire quanto di minaccioso è contenuto nell’ossessione. Le ossessioni sono in genere pensieri od immagini, che non tutti riconoscono solo come pensieri, mentre le compulsioni possono essere atti, ma anche pensieri . Naturalmente tutti abbiamo ossessioni e compulsioni, soprattutto in periodi di stress, ma quello che caratterizza i nostri pazienti è il significato che essi attribuiscono a queste.

Questo significato ha un tale contenuto spaventante che la persona non può tollerare il dubbio atroce che questo pensiero gli ha insinuato. Talvolta le compulsioni riescono nel loro scopo; cioè la loro attuazione rassicura il paziente di aver fatto tutto il possibile per neutralizzare o prevenire la conseguenza temuta.

L’efficacia di questo tipo di soluzione porta a generalizzare il problema ad un sempre maggior numero di pensieri e situazioni.
Altre volte, invece il timore spinge ad operazioni di “testing”, cioè di verificare la infondatezza del proprio timore; in questo caso invece che a vere e proprie compulsioni si assiste a continui ragionamenti su ipotesi che conducono a stati di profondo logoramento e frustrazione.

In entrambi i casi, arriva un momento in cui le strategie fino ad un certo punto utilizzate e segretamente nascoste, risultano non ottenere più lo scopo desiderato.