Gli attacchi di panico sono di gran lunga il problema psicologico più diffuso nella popolazione occidentale dai 15 ai 50 anni.
L’esperienza di almeno un attacco di panico è universalmente diffusa e sono i rari i casi di coloro che possano dire di non averla mai avuta.

Panico

I dati di ricerca indicano però, come un nutrito numero di persone che ha avuto questa esperienza, teme che possa verificarsi di nuovo, e che per questo motivo adotti delle strategie di prevenzione o controllo.
In linea generale l’assai variegato corpo di queste strategie di prevenzione e controllo, uniti al verificarsi di stati a forte connotazione ansiosa costituiscono quello che è chiamato il disturbo da attacchi di panico.

Ad onor del vero l’esperienza soggettiva di un attacco di panico è un evento perlomeno sconvolgente; e per coloro che ne vengono investiti non è facile codificarlo come “solo” uno stato di forte ansia, vivendo la terrificante sensazione di essere colpiti da tutt’altro.

Anche a fronte di ripetuti e diversificati accertamenti medici che escludono cause organiche, i nostri pazienti hanno difficoltà a ricondurre soltanto all’ansia la terribilità di quella esperienza.

Percezioni di intense tachicardie, di difficoltà respiratorie, di scosse e tremolii, di problemi gastrici, o percezioni di confusione o non corretta aderenza alla realtà, tanto per citarne alcune, possono essere non riconducibili soltanto all’espressione di una emozione.
Inoltre la percezione di vulnerabilità associata alla manifestazione di ansia può generare nelle persone l’idea di se stesse come di persone radicalmente cambiate e non più adatte alle “sfide” della vita.

E anche quando si arrendono all’idea che possa essere solo ansia, ingaggiano una battaglia strenua per cercare di non provarla affinché nulla possa far venire in mente la possibilità che accada di nuovo un attacco di panico.

E’ una battaglia dagli esiti paradossali; maggiore impegno viene profuso nell’allontanare il nemico, maggiore è il ripresentarsi di questo; come se questi si nutrisse della forza con il quale si cerca di combatterlo.

Uno dei fattori determinanti è rappresentato da una mancanza di informazione sui normali meccanismi psicofisiologici delle emozioni, associata ad una terapia che consenta di vincere questa guerra, non evitando il nemico, ma conoscendolo verificandone l’innocuità.
In assenza di tutto questo si può arrivare anche a comportamenti radicali di evitamento di molte situazioni della vita quotidiana, come l’evitamento di mezzi di trasporto, percorrenza di strade e ponti, locali pubblici ed altro.

Quando gli evitamenti di alcune di queste situazioni in avvengono in modo pressoché sistematico si parla di sindromi agorafobiche.