Ansia sociale legata solo alla performance
E’ una variante specifica dell’Ansia Sociale. In questo caso la nostra preoccupazione percepita è legata esclusivamente ad un certo tipo di prestazione dialettica o esibizione professionale in ambito pubblico, che deve essere ottenuta nel miglior modo possibile, attuandola secondo criteri personali perfezionistici.

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Un aspetto tipico dell’ansia sociale di tipo esclusivamente prestazionale è la tendenza ad evitare più facilmente quanto più alta è la probabilità di dover attuare la nostra performance. A volte si attuano vere e proprie strategie comportamentali per tutelarci dal rischio, mentre tendiamo a non evitare la situazione sociale qualora siamo pressoché certi che non si configurerà questo tipo pericolo. E’ immaginabile quant’anche questa forma d’ansia possa costituire un grande problema per la vita professionale e sociale dell’individuo di tutte le età.
Esempi tipici di ansia sociale prestazionale si rilevano nell’ambito scolastico, professionale, sportivo e sessuale (vedi in problemi sessuali).

Ansia da prestazione scolastica
In quest’ ambito per esempio un alunno sperimenta un’intensa preoccupazione all’idea di essere interrogato nonostante la sua preparazione possa essere oggettivamente soddisfacente. Può capitare che un bambino simuli un mal di pancia per non andare a scuola ed evitare un’esposizione che lo turba, oppure uno studente universitario posticipare continuamente gli esami fino a ritirarsi o a laurearsi dopo molti anni con immensa fatica fuori corso, pur non svolgendo in contemporanea particolari attività lavorative o distrattive che giustifichino tale ritardo.

Ansia da prestazione professionale
Può coinvolgere le professioni più svariate, interferendo profondamente con la loro attività. Manager, medici, avvocati, guide turistiche, insegnanti, sportivi professionisti, ma anche musicisti, ballerini, animatori, etc., costretti a parlare o ad esibirsi in pubblico con una certa regolarità. Il timore di fallire nella performance può portare a prestazioni effettivamente sottotono, a rifiutare promozioni e di conseguenza a scelte limitate di carriera, sino a interromperla ricercando professioni diverse da quelle desiderate in cui non è presente il rischio relativo alla performance temuta. Talvolta si possono configurare anche dinamiche che portano alla perdita del lavoro e innesco di profonde crisi a carattere depressivo.

Ansia da prestazione sportiva
Può essere presente in tutte le categorie, dalle amatoriali a coloro che svolgono attività agonistica, o che fanno dello sport la loro professione di vita.

L’ansia da prestazione che rileviamo prima e durante la nostra attività sportiva amatoriale configura in genere una personalità che necessita costantemente il riconoscimento degli altri e lega oltremodo la nostra autostima primariamente al risultato come fonte di riconoscimento sociale. Seppur la pratica sportiva viene svolta a livello dilettantistico. Il risultato dunque quasi mai è secondario al piacere di partecipare e condividere l’esperienza con gli altri colleghi. Così può divenire un evento stressante anche una normale partita a tennis col vicino di casa. Sofferenze di questo genere sono già facilmente riscontrabili nei bambini in tenera età durante le attività sportive legate alla scuola. Tra i fattori di rischio, come del resto nella prestazione scolastica legata all’area didattica, rileviamo le elevate aspettative dei genitori, i quali, al cospetto di prestazioni “normali”, manifestano visibilmente o verbalmente la loro delusione verso i figli. Questo atteggiamento e queste pretese eccezionali possono predisporre in loro pensieri di tipo perfezionismo sulle loro future prestazioni con convinzioni di tipo catastrofico qualora tali aspettative non vengano realizzate.

Nell’ansia da prestazione sportiva agonistica e professionistica l’atleta manifesta una grande preoccupazione relativa alla partita o gara a cui partecipa. Le emozioni più tipiche sono ansia e paura di deludere l’allenatore, i compagni e il pubblico, oltre che e stessi, a fronte talvolta di aspettative oggettivamente elevate generate dall’ambiente. Spesso ne è affetto chi è all’esordio in un torneo, oppure cambia squadra o sale di categoria. A volte il fatto di aver ottenuto un’eccellente prestazione in precedenza, crea nell’atleta l’obbligo di ripetersi accompagnato dal timore di non riuscirci. E’ evidente che più la competizione sarà importante, più la richiesta dell’ambiente sarà omologata allo standard che offre un giocatore o complessivamente la squadra. In genere molti sportivi a questi livelli sono allenati a gestire piuttosto bene l’ansia, normalizzandola, anzi trasformando i suoi effetti benefici quando è percepita ad un livello corretto.

Questo fa aumentare in loro la perfomance proprio grazie alla giusta tensione e alla grande concentrazione che esperisce l’atleta. Purtroppo sono altresì frequenti casi in l’ansia arriva seriamente a boicottare la carriera o a rallentarne il processo di crescita personale, nonché il riconoscimento delle effettive qualità da parte degli addetti ai lavori. Come in tutti gli altri casi di ansia sociale prestazionale, anche in questo caso l’atleta può inoltre sperimentare autentiche crisi di panico.

Le conseguenze più evidenti sull’attività sono il terrore di fallire che porta lo sportivo a decidere di non intraprendere il tipo di carriera desiderato, rinunciando per esempio ad un provino pur avendone almeno sulla carta le potenzialità, oppure alla possibilità di salire di categoria e giocare in un campionato più importante. Altre conseguenze quando l’attività viene svolta, riguardano la resa qualitativa del campione e una sua maggior predisposizione agli infortuni. Emozioni come eccessiva ansia o paura di fallire di fatto influenzano la prestazione, dal momento che la risposta fisiologica legata alla preoccupazione comporta un aumento della frequenza cardiaca, alterazione del respiro che si fa corto, con irrigidimento muscolare o gambe e braccia molli.

Molti non sentono la tensione e di conseguenza fanno molto bene durante gli allenamenti, mentre l’ansia li paralizza quando partecipano alla competizione ufficiale. Quante volte chi è appassionato di sport di squadra avrà sentito parlare di “squadra troppo contratta” o in sport singoli come il tennis del fenomeno del “braccio corto” caratterizzato da un’autentica crisi psicologica che attanaglia il giocatore di tennis, solitamente quello sfavorito sulla carta, quando intravede la vittoria nei confronti di un collega più blasonato. La paura di vincere prova una serie di movimenti di gambe e braccia non più spontanei nel giocatore a tal punto che non è più in grado di coordinarsi con la racchetta finendo spesso per perdere la partita che stava dominando.